L'Italia è all'avanguardia in Europa nell'uso di gas naturale liquefatto per l'autotrasporto, ma lo deve tutto importare dall'estero perché non ha impianti di stoccaggio e liquefazione. Lo sciopero dei porti francesi ha svelato la debolezza del sistema.

L'Italia è stato il primo Paese europeo a credere nel gas naturale liquefatto come alternativa al gasolio per ridurre l'impatto ambientale dell'autotrasporto e oggi lungo la Penisola ci sono sessanta distributori di questo carburante e altri 41 sono in progetto, secondo i dati di Federmetano. In questi impianti si riforniscono oltre duemila veicoli industriali, di cui circa ottocento immatricolati nel 2019. Ma c'è un paradosso: siamo i maggiori utilizzatori di gas naturale liquefatto per il trasporto merci, me non ne produciamo neppure un chilogrammo perché in Italia non esistono impianti per lo stoccaggio o la trasformazione del prodotto dallo stato gassoso a quello liquido. Tutto il carburante consumato in Italia è prodotto all'estero e importato tramite autocisterne.
Questo paradosso - oltre a essere di tipo ambientale (perché per rifornire i distributori di metano liquidi bisogna consumare carburante per trasportarlo su lunghe distanze, magari usando veicoli industriali a gasolio – rappresenta una grave debolezza per lo stesso approvvigionamento. Questo aspetto è emerso con lo sciopero generale in Francia contro la riforma delle pensioni, che da dicembre 2019 sta anche bloccando o rallentando il flusso da e per i porti francesi. Tra questi c'è quello di Marsiglia, dove opera l'impianto che rifornisce gran parte della rete italiana e da due settimane è fermo. L'impatto sulle imprese di autotrasporto che usano camion a gas naturale liquefatto è stato immediato, non solo in Francia ma anche in Italia, dove si registrano episodi di camion fermi per mancanza di carburante.
Si sono attivate linee di rifornimento alternative da Barcellona e dal Benelux, ma l'aumento dei tempi e dei costi del trasporto rende difficile il rifornimento dei distributori, che aprono a singhiozzo sulla base delle autocisterne che riescono a raggiungerli. Non esiste una rilevazione ufficiale, ma un panorama emerge dalla pagina di Facebook "info metano liquido camion", creata proprio per informare in tempo reale sulla situazione, grazie alle segnalazione degli stessi autotrasportaori e gestori delle pompe. Dai post emerge che alcuni distributori che riescono a rifornirsi erogano quantità limitate a ogni camion, per servirne il maggior numero possibile. Inoltre la concentrazione dei veicoli agli erogatori funzionanti crea lunghe attese e alcuni impianti chiedono di arrivare senza semirimorchio, per far posto al maggior numero di veicoli.
Il paradosso italiano proseguirà almeno per tutto il 2020, perché l'apertura dei primi impianti per lo stoccaggio di gas naturale liquefatto è prevista per il 2021. Diversi progetti sono pronti in alcuni porti italiani. A Venezia è previsto un impianto di 32mila metri cubi, che ha ottenuto la compatibilità ambientale da parte dei ministeri competenti, mentre è in costruzione il primo dei tre serbatoi criogenici previsti nel porto di Oristano e procede anche la realizzazione di quello di Ravenna. Altri scali hanno previsto lo sviluppo del Gnl ma una cose è certa: nessuno è pronto per affrontare l'attuale emergenza francese e nessuno sa quanto tempo durerà e, quando finirà, quali saranno i tempi per tornare a un rifornimento normale.

(fonte trasportoeuropa.it)

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